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Le maggiori complicanze delle lesioni
Leggi linea guida W.B.P. internazionale
Concetto di medicazione avanzata
Aziende impegnate nella ricerca scientifica

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La preparazione del letto della lesione
Wound Bed Preparation |
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Quadro del 1600, cura di una lesione dell'arto inferiore |
| Il concetto di wound bed
preparation è nato dall'International Advisory Board on Wound Bed Preparation Schultz
G.S., Sibbald R.G., Falanga V. et al. Wound Rep Reg 2003;
11:1-28 |
Articolo
a cura di Paolo Pacitto
(le indicazioni sotto riportate sono da
eseguire sotto stretto controllo infermieristico)
Nonostante le moderne tecniche di riparazione dei tessuti lesionati, che prevedono l'utilizzo delle biotecnologie atte alla riparazione (gel piastrinico autologo,
modulatori delle proteasi,
medicazioni bioingegnerizzate, fattori di crescita, proteine della seta,
acido ialuronico Hyaff ecc.ecc.), ancora oggi si assiste a trattamenti della lesione non mirata alla rimozione di tutte quelle barriere che ostacolano la guarigione, tale preparazione viene detta Wound Bed Preparation, ossia preparazione del letto della lesione, rimozione delle barriere locali.
Che prevede la rimozione:
della necrosi, fibrina, della carica batterica, controllo e riduzione degli essudati, correzione disfunzione cellulare, correzione dello squilibrio biochimico, importantissima anche la valutazione
delle 4 aree cliniche dette T.I.M.E.
T- (TESSUTO-NON
VITALE-NECROSI) Le cellule non vitali impediscono la guarigione. Occorre ripristinare il fondo della ferita e le funzioni della matrice extracellulare attraverso il debridement (episodico o continuo);
I- (INFIAMMAZIONE-INFEZIONE) La presenza di elevata carica batterica o di prolungata infiammazione provoca un incremento delle citochine infiammatorie e della attività proteasica, con riduzione, dell'attività fattori di crescita. Occorre agire contro il contagio batterico e ridurre l'infiammazione attraverso l'uso topico/sistemico di antimicrobici, antinfiammatori, inibitori delle proteasi, antisettici.
M- (MACERAZIONE SQUILIBRIO IDRICO) La disidratazione cutanea rallenta la migrazione delle cellule epiteliali e un eccesso di liquidi causa la macerazione dei margini della ferita. In questi casi vanno applicate medicazioni che mantegono il corretto grado di umidificazione tissutale e vanno rimossi i liquidi utilizzando la compressione, la pressione negativa o altre metodiche
E- (MARGINI DELL'EPIDERMITE)
i cheratinociti che non migrano e le cellule della ferita che non rispondono agli stimoli impediscono la rimarginazione dei tessuti. Occorre pertanto assicurare la migrazione dei cheratinociti e la risposta delle cellule della ferita prendendo in considerazione terapie correttive come debridement, trapianti cutanei, prodotti biologici o terapie aggiuntive.
Bisogna agire sulla lesione per gradi, favorire la rimozione dei tessuti necrotici, regressione della colonia batterica, controllo degli essudati, queste sono le prime tappe.
La composizione dell'essudato delle ferite croniche, a differenza di quello delle lesioni acute, è tale da rallentare e bloccare la proliferazione di cellule chiave quali i cheratinociti, i fibroblasti e le cellule endoteliali. In particolare, l'iperproduzione di metalloproteinasi determina l'alterazione della matrice di ricostruzione, con degenerazione dei componenti, quali proteine e fattori di crescita, indispensabili sia per la migrazione delle cellule infiammatorie che per la riepitelizzazione. Inoltre, le macromolecole di provenienza vasale (fibrina, fibrinogeno) presenti nell'essudato bloccano
anch'esse i fattori di crescita, rendendoli inutilizzabili ai fini dell'angiogenesi e quindi della cicatrizzazione.
Tra i numerosi ostacoli alla riparazione dei tessuti lesionati - vanno inoltre ricordate le alterazioni fenotipiche delle cellule. È stato infatti dimostrato che i fibroblasti presenti nelle lesioni croniche "invecchiano" e non rispondono ai fattori di crescita. La presenza di tali cellule alterate in sede di lesione può essere definita con il termine di "carica cellulare". Un'efficace azione di debridement determina la rimozione delle "carica cellulare" e il ripristino dei fisiologici stimoli alla riparazione. Tra i mezzi che possono essere utilizzati per l'eliminazione dei principali ostacoli alla riparazione, e quindi per la correzione del microambiente, si possono citare i moderni antisettici di uso topico. Gli antisettici provocano una riduzione della carica batterica, e a loro volta una notevolissima riduzione degli essudati. Una valutazione del paziente risulta fondamentale, bisogna effettuare una attenta anamnesi, molti fattori sistemici possono influenzare la riparazione dei tessuti, tra quali patologie, assunzione di farmaci. Tra le patologie più importanti ricordiamo il diabete, malattie che alterano i processi di coagulazione, quali, Anemie, Farmaci, la malnutrizione è un importantissimo fattore di ostacolo ai processi di riparazione di una lesione, in particolare carenza di proteine, vitamine, minerali, anche malattie autoimmuni quali l'artrite reumatoide e il lupus sistemico, come anche la terapia steroidea ed immunosoppressiva utilizzata nel controllo di tali patologie, possono interferire con la riparazione dei tessuti.
CONCLUSIONI
Il concetto di Wound Bed Preparation ci permette di razionalizzare a tutto vantaggio del paziente l'approccio terapeutico alle ferite croniche non più considerate come conseguenza della degenerazione del fisiologico processo riparativo ma con una propria identità e dignità. L'approfondimento delle conoscenze permetterà di sviluppare una strategia volta ad eliminare le barriere che rallentano o impediscono i processi riparativi.
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| Lesione ricca di
necrosi |
Scollamento in atto. |
Completo scollamento dei
tessuti necrotici |
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| Lesione ricca di
necrosi |
Scollamento in atto. |
Completo scollamento dei
tessuti necrotici |
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Le lesioni possono presentare delle complicanze, di cui le più temibili sono:
1. infezioni, colonizzazione, contaminazione;
2. presenza di tessuto necrotico;
3. presenza di fibrina
4. presenza di abbondante essudato;
5. sottominatura;
6. estensione della lesione;
L'approccio scientifico al trattamento della lesione si basa sulla rimozione delle barriere locali che ostacolano la guarigione. I principi del TIME, che si basa sugli interventi in quattro importanti aree cliniche, promuove la formazione di un letto della lesione ben vascolarizzato che conduce alla guarigione, o al successo di altre misure terapeutiche.
T.I.M.E - sono le 4 aree cliniche importanti per poter
effettuare la preparazione del letto della lesione, la ricostruzione
tissutale:
T - Tessuto non vitale o carente-Necrosi-sloug-fibrina
I - Infezione o infiammazione
M - Macerazione, secchezza, squilibrio dei fluidi
E - Epidermide, margini non proliferativi o sottominati |
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Una lesione ricca di tessuto necrotico, tessuto carente e fibrina (fig n° 1) presenta anche un'elevata carica batterica. Per favorire la rimozione atraumatica di tali tessuti, bisogna utilizzare i seguenti prodotti atti allo sbrigliamento dei tessuti carenti. Il debridment può essere di natura enzimatica oppure autolitica.
Debridment enzimatico:
A base di preparazione enzimatica di collagenasi :
è una sostanza a base di una preparazione enzimatica di collagenasi e cloramfenicolo Posizionandolo sul tessuto necrotico, ne provoca il degradato; il prodotto ha anche capacità di favorire la ricostruzione dei tessuti lesionati.
Detergere la lesione con fisiologica, posizionare con abbassalingua sterile la preparazione di collagenasi e cloranfenicolo, chiudere con medicazione secondaria, e con cerotto in TNT. La medicazione deve essere rinnovata ogni giorno e trattata fino al distacco dei corpi carenti, come dimostra la (fig n° 3).
Preparazione enzimatica a base di collagenasi :
E' un farmaco costituito da una preparazione enzimatica a base di collagenasi ad alta concentrazione. Posizionato sui tessuti necrotici ne provoca il rapido allontanamento; la collagenasi stimola anche il tessuto di granulazione. Detergere la lesione con fisiologica con aiuto di abbassalingua sterile, posizionare la preparazione enzimatica di collagenasi, chiudere con medicazione e posizionare supporto finale di cerotto in TNT. La medicazione deve essere rinnovata ogni giorno e trattata fino al distacco dei corpi carenti (fig n°3).
Debridment autolitico (di gran lunga il più veloce):(
vedi le fasi del trattamento)
idrogel:è un gel amorfo di colore chiaro e limpido. La sua funzione è quella di idratare i tessuti necrotici e provocarne il distacco (fig n1). È indicato solo se la lesione non presenta infezione e anche in caso di lesioni molto secche. Posizionare sulla lesione Idrogel, chiudere con schiuma idrocellulare di poliuretano; la medicazione deve essere rinnovata in base alla produzione di essudati e trattata fino al distacco dei corpi carenti (fig n°3).
medicazione in idrogel conformabile:
È una medicazione in TNT in poliestere e viscosa, impregnata di idrogel amorfo E si conforma alla lesione. È indicato in caso di lesioni cavitarie con necrosi, in lesioni secche, anche con aggiunta di
Idrogel. Detergere la lesione, posizionare gel conformabile e chiudere con schiuma idrocellulare di poliuretano; la medicazione deve essere rinnovata in base alla produzione di essudati e trattata fino al distacco dei corpi carenti (fig n°3).
Microgranuli di puro Hyaff ed alginato di sodio:
È una medicazione in grado di pulire il fondo della lesione dai tessuti necrotici, fibrina, tessuti carenti, è costituito da microgranuli sterili, di colore giallo pallido, a base di alginato di sodio e Hyaff, un estere dell'acido ialuronico. Entrambi i componenti sono polisaccaridi, di origine naturale: gli alginati sono estratti dalle alghe marine e l' acido ialuronico è uno dei principali componenti della pelle umana. Una volta applicati, i granuli si trasformano in un morbido gel colloidale che si adatta alla superficie della lesione, contribuendo a creare nel microambiente della ferita, le condizioni ideali per l'attivazione dei processi riproduttivi naturali. È di facile applicazione e rimozione. E' particolarmente adatto per il trattamento di ferite secernenti e purulente: il materiale batterico e i detriti cellulari eventualmente presenti in tali ferite vengono inglobati nei granuli che, idratandosi, formano un gel. Al momento della sostituzione il materiale inglobato viene così eliminato. |
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Osteomielite:
Flogosi sostenuta da presenza di germi patogeni o, meno comunemente,
da miceti in un segmento osseo costituito da una corticale ed uno
spazio midollare. Se il segmento osseo non ha midollare, come il
calcagno o una falange, l'infezione è definita osteite.
Si distingue in acuta e cronica. Si constata che infezioni dei
tessuti molli (ascessi, flemmoni,piaghe da decubito, piede
diabetico, ed altre lesioni croniche) circostanti una struttura
ossea, soprattutto se sostenute da germi ad alta virulenza, tendono
a distribuirsi in profondità, arrivando ad aggredire le stesse
strutture ossee adiacenti o confinanti. Questa situazione è stata
osservata e documentata negli arti anteriori di alcuni cani, che in
corso di attività sportiva (caccia) o per incidenti causa di traumi
dei tessuti molli, avevano riportato contusioni o ferite anche gravi
ed estese che si erano successivamente complicate per l'irruzione e
il proliferare di germi piogeni, sviluppando forme settiche nella
compagine dei tessuti molli. essa è una terribile complicanza per la
cura della lesione (fig n1 caso di grave osteomielite,con enorme
difficoltà alla guarigione), il trattamento di solito è una pulizia
chirurgica, associata ad antibiotico terapia, antisettici locali.
Contaminazione della lesione -
viene definita come la presenza di microrganismi non replicanti
nell'ulcera, e riguarda la maggior parte dei microrganismi presenti
nel letto dell'ulcera.
Colonizzazione della
lesione -
viene definita come la presenza di microrganismi in attiva
replicazione aderenti all'ulcera, in assenza comunque di danno
all'organismo ospite.
Infezione della
lesione –
viene definita come la presenza di microrganismi in attiva
replicazione all'interno di un'ulcera, con conseguente danno
all'organismo ospite. Un microrganismo patogeno può inizialmente
colonizzare un'ulcera senza creare danni, ma una volta che si è
verificato un aumento della carica batterica, la colonizzazione
trasforma lentamente e subdolamente la ferita al punto che essa,
inizialmente, anche senza comportare una estesa invasione dei
tessuti, è comunque sufficiente ad inibire la guarigione
dell'ulcera. Infine, con l'aumento della carica batterica, si
manifesta una infezione conclamata dell'ulcera o una eventuale
disseminazione sistemica (sepsi) . La diagnosi di contaminazione
infezione, colonizzazione può essere effettuata con biopsia dei
tessuti, oppure con tampone quantitativo (tecniche molto
costose, di solito effettuate in pochi centri). Nella maggior
parte dei casi la diagnosi deve essere effettuata valutando le
condizioni cliniche della lesione. I più frequenti segni clinici
sono: cattivo odore, presenza di iperessudato, essudato di
colore verdastro, di colore giallognolo, presenza di ipertermia,
presenza di necrosi e tessuti carenti (visualizza caso clinico).
Attualmente esistono in commercio disinfettanti topici di ultima
generazione in grado di poter far regredire in brevissimo tempo
le infezioni, colonizzazioni e contaminazioni. Normalmente nel
letto della lesione è presente una carica batterica che può
rimanere latente, non replicandosi, oppure se i batteri vanno in
attività di replicazione può presentarsi sotto forma di
infezione. È buona norma prima di procedere al trattamento della
cura di una lesione (soprattutto se presente da molti mesi),
diminuire la carica batterica con trattamento topico di
antisettico di ultima generazione, anche se non si presentano
segni di infezione, colonizzazione o contaminazione. Gli attuali
disinfettanti presentano attività battericida verso
numerosissimi ceppi batterici, ed anche miceti, con un rilascio
lento del principio attivo, garantendo un'ottima permanenza in
sede anche in condizione di iperessudato. È oramai assolutamente
sconsigliato dalle attuali conoscenze scientifiche utilizzare
antibiotici per uso sistemico sul letto della ferita, in quanto
vengono solo sviluppate delle antibiotico-resistenze, mentre
scientificamente è impossibile creare resistenza batterica ai
disinfettanti. L'utilizzo dei disinfettanti di ultima
generazione sul letto della lesione presenta minore tossicità
verso i tessuti a differenza dei vecchi disinfettanti, i quali
erano altamente citotossici, maggiore era la permanenza in sede
e la facilità di utilizzo. Nella (fig n°2) la lesione si
presenta clinicamente infetta, ma grazie all'utilizzo dei
moderni antisettici in brevissimo tempo si è potuto ottenere la
regressione dell'infezione stessa. La regressione della carica
batterica deve essere associata anche al debridment del letto
della lesione: se la lesione è ricca di tessuti carenti, quali
necrosi, fibrina, sottominatura essudati, si creano dei campi di
cultura per i batteri. Bisogna in genere utilizzare inizialmente
un buon antisettico per il controllo batterico, in secondo tempo
utilizzare dei prodotti per poter favorire la rimozione della
necrosi, fibrina, controllo degli essudati come da fign°3.
L'infezione è la complicanza più temibile; in brevissimo tempo,
se non combattuta, può provocare gravissimi danni all'organismo.
Gli antisettici di maggior utilizzo sono:
cadexomero iodico:
esiste sottoforma di pasta o di polvere. Il formato in polvere
viene usato soprattutto in lesioni molto essudanti, i granuli
assorbono l'essudato rilasciando in sede di lesione un continuo
dosaggio di iodio pari allo 0,9% effettuando un ampio effetto
battericida senza danneggiare le cellule sane, attivissimo contro i batteri Gram+ e Gram-,
virus, miceti, protozoi. Il prodotto non sviluppa resistenza
batterica e non presenta elevata citotossicità cellulare.
Il trattamento va effettuato fino a completa regressione
dell'infezione e si può utilizzare una medicazione secondaria
assorbente come schiuma idrocellulare di poliuretano. La
medicazione deve essere rinnovata ogni giorno, detergere con
fisiologica, posizionare Cadexomero iodico e chiudere con
schiuma idrocellulare di poliuretano, in caso di non eccessiva
produzione di essudati può essere rinnovata anche a giorni
alterni.
nanocristallo di argento:
ottimo antisettico di ultimissima generazione; è una medicazione
a base di nanocristalli di argento depositato sulla medicazione
mediante processo di vaporizzazione; è attivo verso 150 tipi di
batteri, Gram+ , Gram- , miceti, gli ioni dell'argento agiscono
bloccando il sistema respiratorio enzimatico ed alterando il DNA
microbico e la parete cellulare batterica. Una volta posizionato
all'interno della lesione, ha un rilascio lento di argento. può
rimanere in sede anche una settimana e deve essere rinnovata in
base alla produzione di essudati esolo la medicazione di
contatto. Quando si usa il nanocristallo di argento, non usare
fisiologiche perchè il sale disattiva l'argento, la lesione deve
essere detersa con acqua distillata, posizionarea nocristallo di
argento e chiudere con schiuma idrocellulare di poliuretano
clorexidina acetata:
è una medicazione a base di clorexidina acetata posizionata su
una garza grassa, ad azione battericida contro Gram-, Gram+.
Detergere la lesione con fisiologica, posizionare clorexidina
acetata e chiudere con schiuma idrocellulare di poliuretano. La
medicazione deve essere rinnovata in base alla produzione degli
essudati. L'utilizzo dei antisettici sopra citati presentano
attivitàantibatterica elevatissima, non sviluppano resistenza
antibiotica e il loro utilizzo associato anche ad antibiotici
somministrati per via parenterale, hanno eccellenti proprietà
nella preparazione del letto della lesione. Da attuali
pubblicazioni scientifiche si nota l'importanza dell'utilizzo
dei disinfettanti nel letto della lesione infetta senza
somministrazione di antibiotici per via sistemica, con
regressione dell'infezione in terza/quarta giornata.
Sulfadiazina argentica 1% - acido ialuronico sale sodico
0,2%:
Antisettico ad ampio spettro batterico, in versione crema,
garza. Ottimo come antisettico, attivo contro gram- gram+, la
presenza di acido ialuronico garantisce una attiva riparazione
dei tessuti.
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In una lesione cronica la presenza di margini non proliferativi, nonostante il trattamento con medicazioni avanzate, se a distanza di tempo non si notano miglioramenti nell'angiogenesi dei tessuti, vanno assolutamente valutate le condizioni cliniche generali del paziente, fondamentali per poter permetterne la guarigione, e i fattori generali che inibiscono la guarigione della lesione anche dopo aver provveduto alla preparazione del letto della lesione stessa. Essi sono svariati, ne riportiamo i più importanti:
deplezione proteica, assunzione di farmaci come cortisone, anticoagulanti, patologie come anemia,
deficit circolatorio, non utilizzo di ausili antidecubito, patologie terminali. Tutti questi fattori influenzano negativamente la ricostruzione dei tessuti lesionati. La presenza di margini non proliferativi deve indirizzare alla valutazione delle condizioni cliniche generali del paziente, deve essere valutato l'eventuale trattamento con sostanze come modulatori delle proteasi, pappe piastriniche autologhe, medicazioni bioingegnerizzate e fattori di crescita locali. Nel caso in cui le condizioni cliniche generali del paziente sono molto compromesse anche l'utilizzo di questi prodotti potrebbe risultare fallimentare.
Considerazioni finali:
Era impensabile fino a qualche anno fà poter favorire la riparazione tissutale di una grave lesione. I materiali a disposizione erano pochissimi, le conoscenze scientifiche in campo erano contraddittorie. Grazie allo sviluppo di nuove biotecnologie, dell'Advanced Wound Care, ossia protocolli di trattamento delle lesioni basati su evidenze scientifiche, su esperienza di operatori in particolare di infermieri, che da anni sono impegnati nelle cure delle lesioni difficili, a mio avviso il termine di lesione cronica deve cambiare, si può parlare di lesione difficile.Basti pensare che:
L'uso di antibiotici ad ampio spettro nel trattamento locale delle lesioni viene quasi del tutto evitato ed è sostituito dall'impiego di disinfettanti ad attività battericida sempre più elevata e con ridotta istolesività sui tessuti. La rimozione del tessuto necrotico delle piaghe viene, quando possibile, eseguita mediante digestione enzimatica piuttosto che per via chirurgica, in quanto più fisiologica e meno traumatica. L'uso dei modulatori di crescita cellulari per stimolare la riparazione tissutale trova sempre più convincenti. Questi pochi esempi danno un'idea delle ricerche che si stanno sviluppando in questo settore della medicina dai risvolti socio-economici importanti. Basti pensare all'incidenza crescente nella popolazione delle piaghe croniche (ulcere diabetiche e da stasi venosa, piaghe da decubito); che il costo
medio di trattamento per paziente è di circa 1000 dollari; che oltre sei milioni di pazienti/anno nella sola Europa Occidentale necessitano di cure per queste patologie. I costi sociali sono dunque elevatissimi e l'introduzione di materiali e/o farmaci innovativi non solo ha già contribuito a ridurli, ma si prevede li abbatterà ulteriormente di circa il 50% entro cinque anni. Sul versante dell'industria, molti dei maggiori gruppi multinazionali sono impegnati in ricerche sulla riparazione tissutale, un settore il cui mercato è attualmente di circa 2.3 miliardi di dollari. |
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Grazie ai principi
della W.B.P. è possibile proseguire con la
completa guarigione della lesione |
| Riattivazione
dell'epidermide |
Notevole ricostruzione dei
tessuti |
Completa riparazione dei
tessuti. |
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Il principio della guarigione è la
conoscenza del male
Epicuro
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
| Questo articolo è
stato pubblicato dopo attenta valutazione scientifica
sulla rivista Infermieri Oggi, redatta dall'Ipasvi
di Roma, rivista n1\2005 clicca sulla
rivista per scaricarla
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